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(immagine dalla rete)

Essere la buona stella di qualcuno. Il Vangelo odierno della Epifania del Signore (rivelazione) illumina ancor più sul significato di quel detto popolare. Una stella, infatti, guida i tre re Magi verso la grotta di Betlemme. Quei tre pellegrini hanno una buona stella, un'ottima guida lungo la notte. Il cammino di fede di quei uomini "pagani" rivela la loro intima e inquieta sete di verità. Ed è in questa sete che si fa strada l'ineffabile chiamata di Dio: Lui stesso si fa guida a questa sete con una stella, che li accompagna ed indica la via verso Betlemme. Dio opera suscitando nel pellegrinaggio terreno delle stelle che portino alle cose che riempiono l'anima di senso. Si incontrano delle belle persone, dei custodi di una luce intima ravvivata da quei valori su cui hanno scelto di spendere quelle energie che Dio stesso dona. La stella è luce. Si è stelle quando si ha qualcosa di bello ed utile da dire e donare agli altri. Nel racconto evangelico Erode, per ciò che pensa e dice, rivela di essere una "persona spenta". Non è una stella. Erode non porta a Dio, al sommo bene. Il suo cuore è abitato più dalla disperazione che dalla inquietudine esistenziale che invece si trova in quei saggi e strani "astronomi" arrivati dal lontano oriente. Nel simbolo dell'Epifania, i santi Magi non sono "Israele", ma i rappresentanti di tutta la terrà convocata da Dio per beneficiare della Sua rivelazione nel segno fragile e potente di un Bambino affidato a tutta l'umanità. Da quella Grotta si irraggia la fonte di ogni sana luce. Una luce che illumina e riscalda i cuori. Senza il riferimento a quella luce santa l'uomo rischia di diventare Erode, un uomo "senza desiderio", cioè senza stella. Una vita senza ideali, valori cristiani, è una vita vuota, spenta, incapace di ricevere e offrire doni al Signore.


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