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 Credo sia noto a gran parte della popolazione garganica il grave reato ambientale avvenuto qualche giorno fa sul nostro territorio: tre individui, poi fortunatamente arrestati, sono stati colti in flagranza di reato mentre tagliavano e asportavano illegalmente alberi di querce. Da quanto riportato dai Carabinieri, si tratta di 400 alberi, pari a circa 2.800 quintali di legname.

La notizia, a livello locale, ha avuto ampio risalto, e varie dichiarazioni pubbliche e private si sono succedute, manifestando, come giusto che sia, preoccupazione e sdegno per questo atto criminale, verso il quale la mia condanna è totale, senza se e senza ma, e con la speranza di una giusta pena da impartire ai tre individui responsabili di tale furto.

Partendo proprio dalle dichiarazioni fatte da vari esponenti pubblici e privati su questa questione, l’obiettivo di questo scritto da una parte è cercare di capire l’idea che un cittadino può essersi costruita su questa vicenda, e dall’altra verificare se questa idea (la sua mappa concettuale dei fatti scaturita dalla lettura delle dichiarazioni fatte da esponenti pubblici e privati) corrisponda alla realtà.

I principali titoli attraverso i quali i vari mezzi di informazione hanno riportato la notizia, spesso riferendo quanto dichiarato da esponenti di enti pubblici e/o della società civile, sono i seguenti:

  1. Scempio nel cuore della Foresta Umbra. Poderoso taglio illegale di querce: ne sono state abbattute oltre 400 (molte delle quali secolari);
  2. Strage di alberi in Foresta Umbra, distrutte preziose querce in zona Parco;
  3. Scempio incredibile nella nostra Foresta Umbra, patrimonio UNESCO;
  4. Danno ecologico inestimabile nel cuore della Foresta Umbra;
  5. Scempio ambientale senza precedenti ai danni del nostro patrimonio boschivo;
  6. Parco Gargano, tagliate 400 querce. Le piante erano specie protette. Alcune secolari.

Si potrebbero aggiungere ancora altri titoli letti in rete, ma sarebbe una inutile ripetizione: tutti ricalcano il senso di quelli sopra riportati, usando anche gli stessi termini.

Sulla base di quanto riportato dai giornali, i cittadini si saranno convinti che:

  1. Nel cuore della Foresta Umbra è stato commesso un poderoso furto di legname;
  2. Il furto di legname ha interessato una specie protetta;
  3. Sono state sottratte alla Natura querce preziose e secolari, e dal valore naturalistico inestimabile;
  4. E’ stato uno scempio ambientale senza precedenti.

Queste “convinzioni”, aggiungendosi al bagaglio culturale di ognuno di loro, contribuiranno ovviamente ad incrementare la sensibilità dei cittadini sulle tematiche ambientali, così da avere un giusto approccio verso queste questioni. Se queste convinzioni sono corrette, le dichiarazioni fatte su questa vicenda dai vari esponenti pubblici e privati hanno significativamente migliorato la formazione culturale dei cittadini, contribuendo così allo sviluppo di una società civile e responsabile; qualora invece queste “convinzioni” dovessero risultare non corrette, i responsabili di queste dichiarazioni hanno miseramente fallito la loro missione di guida. Anzi, hanno aggiunto danno al danno, contribuendo alla formazione di un pensiero distorto che il più delle volte alimenta atteggiamenti non confacenti con una società civile e responsabile.

Credo allora sia necessario verificare se queste convinzioni sono corrette. O meglio, se le informazioni ricevute, dalle quali sono scaturite le convinzioni di cui sopra, sono corrette.

1° Punto: Nel cuore della Foresta Umbra è stato commesso un poderoso furto di legname.

Il furto del legname, contrariamente a tutte le dichiarazioni fatte, non è avvenuto nel “cuore” della Foresta Umbra. A dire il vero, non è avvenuto neanche nel suo “strato orbitale”. Il furto è invece avvenuto nel Comune di San Marco in Lamis, in località Difesa, fuori dai confini della Foresta Umbra. E’ importante sottolineare questo aspetto, per le riflessioni sullo “scempio ambientale” perpetrato a danno dell’ecosistema in questione.

La località Difesa (San Marco in Lamis) nella zonizzazione del Parco Nazionale del Gargano è classificata come zona 2. Questo significa che in queste aree sono ammesse diverse attività antropiche, come ad esempio l’utilizzazione dei boschi, ovviamente a determinate condizioni e su superfici limitate.

Il cuore della Foresta Umbra invece, è classificata come zona 1, a indicare una zona a protezione integrale dove ogni attività antropica legata alle utilizzazioni forestali non è ammessa, a protezione delle notevoli caratteristiche di naturalità e biodiversità che caratterizzano la Foresta Umbra.

Pertanto, la prima delle quattro “convinzioni” che il cittadino ha fatto sua, scaturita dalle informazioni fornite, non è vera. Si è data una informazione sbagliata, facendo credere altro.

Ma perché si è lasciato credere che il furto è avvenuto nel cuore della Foresta Umbra? Non ho la risposta. E’ una domanda da rivolgere a chi ha fatto queste dichiarazioni. Posso solo fare qualche supposizione: forse perché la Foresta Umbra ha un impatto emotivo più forte sulla collettività? E ciò che interessava era fondamentalmente suscitare una emozione, una reazione? Non lo so, ma può essere.

2° Punto: Il furto di legname ha interessato una specie protetta

La legna rubata appartiene a una specie quercina: il cerro (Quercus cerris L.). Bene, nel nostro territorio il cerro è una specie protetta? In Italia (e in Europa) tutte le specie protette (insieme a tante altre informazioni) sono contenute negli allegati della Rete Natura 2000, principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità, nonché della flora e della fauna selvatica nel territorio europeo. La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS). In ogni SIC, ZSC e ZPS sono elencate le misure per la conservazione della biodiversità e delle specie considerate protette per quel determinato territorio.

Chi volesse approfondire, può vedere qui (http://www.minambiente.it/pagina/rete-natura-2000).

Nel Parco Nazionale del Gargano sono attualmente presenti 15 SIC e 4 ZPS. In questi siti si rilevano 60 specie vegetazionali di particolare interesse conservazionistico: 8 vulnerabili, 15 minacciate, 4 gravemente minacciate, 1 a rischio di scomparsa, 2 rare e 2 endemismi.

Tra le specie protette, in nessuno dei SIC e ZPS presenti sul Gargano, è menzionata come specie protetta il cerro, la specie di cui si sta discutendo.

E dunque, anche questo secondo punto si rivela una informazione non corretta: il cerro NON è una specie protetta.

E anche qui le stesse domande: perché è stato detto che trattasi di specie protetta, facendo credere una cosa sbagliata? Non so rispondere. Forse perché si avverte una sorta di euforia nel far apparire le cose ben più gravi di quelle che in realtà sono? Non saprei rispondere, rimane per me un mistero. Tuttavia, resta il fatto che si sta contribuendo a diffondere notizie non vere.

3° punto. Sottratte alla Natura querce preziose e secolari, e dal valore naturalistico inestimabile.

Preziose per cosa? Purtroppo nessuna dichiarazione ha specificato questo aspetto. E allora non resta che fare delle supposizioni. Preziose perché rare? Preziose perché il loro legname è pregiato? Preziose perché alberi secolari? Preziose perché la specie (il cerro) forma fitocenosi uniche nel suo genere e nel Gargano trova la sua massima espressione? E ancora: preziose perché queste formazioni forestali hanno un valore naturalistico inestimabile?

L’ Inventario Forestale Nazionale (IFNC 2005) riporta una estensione totale del Quercus Cerris in Italia pari a 1.024.374 ettari, dunque poco più di 1 milione di ettari, su una superficie totale forestale pari a 10.291.301 ettari. Pertanto questa specie contribuisce al patrimonio forestale italiano per ben il 10%. Questo significa che il cerro è in assoluto la specie forestale più diffusa in Italia. Non c’è altra specie in Italia che occupa una superficie maggiore del cerro. E sul Gargano? La superficie forestale del Gargano è pari a 36.096 ettari, di cui ben 11.391 costituiti da querce caducifoglie (cerro e roverella). Dunque, ben il 31% di tutto il patrimonio forestale del Gargano è costituito da questa specie. E’ ovunque. Dove cresce un albero, la specie è presente. E’ onnipresente. Anche nei giardini delle nostre case.

Tuttavia, forse intendevano che è preziosa perché caratterizzata da un legname pregiato? Ahinoi, il legname di questa quercia non viene considerato pregiato, anche per la mancata presenza di tannini che ne determinano una scarsa resistenza alle avversità. Difatti, questa quercia viene utilizzata quasi esclusivamente come combustibile (legna da ardere). Per ottimizzare la produzione della legna da ardere, da secoli l’uomo ha cambiato la forma di governo di queste formazioni forestali: da alto fusto sono stati trasformati in cedui. Il bosco ceduo non esiste in natura, è stato “creato” dall’uomo per ottenere nel minor tempo possibile legna da ardere.

In rete si trovano alcune foto del bosco dove è avvenuto il furto. Quindi questa mia analisi si basa esclusivamente sulla visione delle foto. Bene, dalle foto mi sembra di capire che si tratta di un ceduo di cerro e non di una fustaia. E cioè di un ecosistema forestale che non esiste in natura ma è stato creato dall’uomo per ottenere in poco tempo legna da ardere. Fortunatamente i cedui di cerro, una volta tagliati, hanno una capacità pollonifera straordinaria (già l’anno successivo alla ceduazione, sulla singola ceppaia si possono contare fino a 100 nuovi polloni) e questo garantisce la pronta e veloce ricostituzione del patrimonio forestale (i nostri antenati non erano poi così sprovveduti: sapevano cosa facevano!!).

Da quanto detto si capisce che, dal punto di vista ecologico, naturalistico e selvicolturale, non è ammissibile associare un bosco ceduo a una struttura forestale dal patrimonio naturalistico dal valore inestimabile (non c’è nulla di naturale in un bosco ceduo: neanche la riproduzione, la quale avviene per via agamica e non gamica).

Allora, preziose perché trattasi di piante secolari? Non avendo avuto la possibilità e l’occasione di recarmi sul posto, devo ragionare per deduzione. Una caratteristica del bosco ceduo è la presenza delle matricine, alberi nati da seme (teoricamente) che devono garantire la rinnovazione naturale (anche se in pratica il più delle volte sono polloni affrancati). Questi alberi (matricine) appartengono a cicli precedenti rispetto all’età del ceduo e sono sempre di più grosse dimensioni rispetto agli alberi (polloni) che costituiscono il ceduo. Agli occhi di un non esperto questi alberi (il più delle volte nati per riproduzione agamica), per via delle loro dimensioni potrebbero apparire alberi secolari. Ma non è così. Sono e rimangono semplicemente delle matricine che hanno avuto una veloce crescita (anche se non escludo a priori che qualche pianta potesse essere secolare). Tuttavia, riflettendo su questo aspetto, e pur ammettendo la presenza di alcuni alberi secolari in quella zona, mi chiedo quale vantaggio potrebbero avere i responsabili del furto nel tagliare queste querce. L'unica destinazione che avrà quella legna è legna da ardere. Un albero secolare, a cause di varie patologie, spesso al suo interno è cavo, e non ha lo stesso potere calorifico di alberi più giovani. Inoltre, una volta abbattuto, è necessario tagliarlo in piccoli pezzi, con un dispendio di energia, di tempo e di costi significativamente superiore rispetto all'abbattimento di alberi di piccole dimensioni, e più facilmente gestibili. E allora perché rubare alberi secolari? Non è assolutamente "conveniente" farlo. E un ladro di legname (come qualsiasi altro ladro) ruba solo ciò che è conveniente. Non ciò che gli potrebbe causare un sacco di problemi, come può essere un albero secolare la cui destinazione sarà legna da ardere.

Infine, pur ammettendo l’asportazione di alcune piante di grandi dimensioni, è necessario dire che, se da un punto di vista biologico risulta spontaneo associare le dimensioni all’età (ma soprattutto nel regno animale), l’idea di una stretta dipendenza tra dimensioni ed età è invece spesso fuorviante negli alberi: in molte occasioni infatti è possibile rintracciare alberi di ridotte dimensioni ma di età secolari e viceversa alberi enormi che hanno accumulato tutta la biomassa in pochi decenni. E difatti l’equivoco tra grande e vecchio è stato al centro di accese discussioni scientifiche in ambito forestale, anche per le importanti implicazioni biologiche che derivano dall’uso dell’uno o dell’altro vocabolo.

Dunque, probabilmente non si tratta affatto di querce secolari, pur se di grandi dimensioni, ma semplicemente di matricine a corredo del ceduo!

4° Punto: Uno Scempio ambientale senza precedenti.

Da quanto sopra detto si evince che il danno, pur rilevante, non possa inquadrarsi tra gli “scempi ambientali”. Fortunatamente, il furto non è avvenuto all’interno di una riserva naturalistica integrale, non si tratta di specie protetta o preziosa e tantomeno di alberi secolari. Sono stati tagliati 400 alberi (le cui ceppaie già in questa stagione emetteranno centinaia di polloni) lungo una pista forestale creata ad hoc in un ceduo di cerro, una forma di governo dei boschi creata dall’uomo e dalla bassa valenza naturalistica.

Tuttavia, ciò che colpisce di questo quarto e ultimo punto, è quel “senza precedenti”.

Purtroppo sul Gargano (e anche in Foresta Umbra) il furto della legna non è affatto cosa rara e recente. Da decenni, in maniera quasi continua, avvengono furti di legname, anche ben più gravi di quello di cui si sta parlando. Esiste inoltre, tanta documentazione e studi (tra cui qualcuno anche a mia firma) che documentano tale illecita pratica. Tuttavia, quel “senza precedenti” induce a pensare che finora nessuno se ne sia mai accorto. E questo sarebbe un fatto molto grave, molto più grave del furto stesso. Il furto di questi giorni, dunque, e purtroppo, NON E’ senza precedenti.

Ed è assolutamente necessario mettere in atto ogni forma di contrasto a tali atti criminali, per cercare di limitare il più possibile questo reato. E bene fa il Parco se metterà in atto qualsiasi forma di contrasto.

Esaminate le quattro “convinzioni” ed appurato che esse non sono corrette, resta la domanda fondamentale: perché su un fatto così importante si tende a far credere alla cittadinanza cose non vere?

Non so dare la risposta. E’ pur vero che per alcuni aspetti è necessaria una conoscenza tecnica e scientifica, ma allora perché prima di certe affermazioni non si chiede il parere a qualche qualificato tecnico?

Ad essere buoni, possibile che le dichiarazioni su un fatto così importante debbano essere dettate più che altro dalla emotività? Oppure (e non sarebbe la prima volta, anche nel nostro Gargano) c’è una tendenza a suggerire emozioni già costruite, dando così emozioni già pronte?

Umberto Eco ci ha insegnato che pubblica opinione, mass media, comunicazione e cultura di massa sono argomenti strettamente connessi tra loro. E bisogna saperli trattare bene affinché possa nascere, su un qualsiasi argomento, una pubblica opinione civile e responsabile, premessa indispensabile per un vivere civile.

Quando la cittadinanza riceve informazioni non corrette su un determinato argomento, le reazioni a volte possono essere davvero imprevedibili. Ad esempio (estremizzo appositamente il discorso), potrebbe capitare che qualche fanatico pseudo-amante della natura dell’ultima ora e con zero conoscenze ecologiche e selvicolturali si metta alla rincorsa di tutti i boscaioli ladri per vendicare l’”assassinio” dei 400 alberi tagliati e rubati!

Purtroppo ciò che si è lasciato credere (volontariamente o involontariamente non lo so) può essere dannoso. E’ dannoso perché si contribuisce a “fabbricare una falsa opinione”, è dannoso perché così non si arricchisce il “bagaglio culturale” e la “coscienza critica” dei cittadini, anzi si ottiene il contrario. E’ dannoso perché partendo da presupposti sbagliati possono nascere soluzioni tecniche non corrette per il ripristino di quel sistema forestale danneggiato, aggiungendo così danno al danno.

Soprattutto perché, una reale comprensione ecologica e selvicolturale del danno, è premessa necessaria per un veloce ripristino di quell’ecosistema.

Voglio ribadire infine la mia totale condanna per questo vile atto, sperando che i responsabili abbiano la giusta pena per il reato commesso.

Do anche la mia disponibilità per un confronto costruttivo su questi temi.

Pasquale Marziliano

Docente di Dendrometria e Assestamento Forestale

Dipartimento di AGRARIA

Università Mediterranea di Reggio Calabria


Officina Creativa