8 MARZO LE PAROLE DELLE DONNE di Michele Illiceto - Monte S. Angelo Notizie - ilgiornaledimonte.it

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 Ci sono parole che solo le donne possono dire. Eccole alcune.

Cominciamento

Nel racconto genesiaco la donna viene creata dopo. Adamo quindi, venendo prima, sembra essere l’inizio. Eppure non è così. Il racconto genesiaco sconvolge tutto. La donna è il principio non perché viene prima, ma perché viene dopo. Ella, venendo dopo costringe Adamo a ricominciare. Ella è il luogo dove il principio ricomincia. Ad un Adamo che sembra perdersi o nella sua solitudine, viene offerto un nuovo cominciamento. Un principio perso non può dare inizio a niente.  

Dio decide di creare la donna: un nuovo inizio. La donna è l’inizio che sottrae il primo inizio al rischio di perdersi. Grazie ad Eva Adamo ritorna. E’ come se Eva riprendesse Adamo per capelli dal baratro del nulla in cui stava precipitando. Ora è Eva che fa essere Adamo. Adamo accetta questo cominciamento nuovo. Ora deve ricevere Eva. Assistere al suo ingresso. Non può evitarlo. Ricevendo Eva ora accetta di riceversi da Eva. Accetta di ricominciare da Eva.

Eva:  l’inizio da cui veniamo. L’inizio è ciò da cui tutto viene. E’grembo. La donna indica il cominciamento. Ma anche il compimento. Il cominciamento ha la forma del materno. In principio vi è la generatività. In principio era Lei dice L. Irigaray. In principio c’è sempre una madre.  E’ ciò che accadrà a Maria. Maria è la madre del principio: e il Verbo (che era in principio) si fece carne. Vuoi tu essere madre dell’inizio? Maria rimane turbata. E il turbamento indica sorpresa.

La donna è il luogo dove l’inatteso prende forma. La donna è l’inizio che non si esalta. Che non sovrasta, che non deborda. Che non eccede. “Come è possibile?”. Maria si fa domanda. Il femminile è il luogo dove tutto si fa domanda. L’inizio maschile è un inizio che prorompe, invade, domina. L’inizio inteso come Legge che ordina e governa. L’inizio femminile è inizio che accoglie, che lascia venire e lascia essere. Inizio che riceve. Che fa spazio a ciò che è altro. Che attraversa l’ignoto nella notte dell’attesa. Il femminile è l’abisso in cui l’inizio di ognuno si perde.

Deponenza

La donna viene di notte. Attraversa il sonno di Adamo che non è padrone della sua ora. Quando la donna comincia, Adamo dorme.  Non è padrone di nulla. Ogni pretesa è deposta. Non c’è posto per la pretesa, ma solo per la sorpresa.  Nel sonno di Adamo Dio seppellisce ogni forma di violenza. Dio istituisce la deponenza. Non il porre, né l’imporre, ma il deporre. La donna introduce la deposizione che scardina ogni imposizione.

Tra Adamo ed Eva Dio pone  la notte. Limite invalicabile che rende sacro ciò che ai suoi bordi farà la sua apparizione.  Il femminile è la più grande arma che esista conto ogni forma di violenza. La sua grandezza è nell’essere un’arma che disarma. Essa spoglia il potere in ogni sua forma. Prima che venga, in lei il potere è stato già deposto.

Lei trasforma ogni atto mortale in atto generativo. In lei la morte si arrende alla vita.  Non ordina invadendo, ma ordina accogliendo. I greci ci hanno parlato dio un Logos maschile , il libro della Genesi ci parla di un logos femminile che mentre ordina scalda. Nella donna il logos si fa pathos.

Nella notte di Adamo, Eva porta un nuovo mattino. Ecco il cominciamento. Eva permette ad Adamo di ricominciare. Eva è l’altra in cui Adamo si scopre incompiuto. Che rende Adamo l’altro di un’altra. Senza Eva non c’è alterità ma solo identità. C’è l’uno ripiegato su di sé. Eva introduce il Due. La relazione. La differenza. La distinzione ma anche la reciprocità.  E nella relazione non ci si impone, ci si depone.

Raccoglimento

Eva si raccoglie. La sua carne tessuta con la costola di un altro ora si concentra in una unità che la definisce. Eva si distingue. Si differenzia. Eva si eleva. Porta il mattino nella notte di Adamo. Permette alla creazione di arrivare al suo ultimo tratto. Solo dopo di lei Dio finalmente si riposa. Dopo di lei null’altro si può aggiungere. Dopo di lei Dio non ha più niente da dare per poter stupire o meravigliare. La creazione è compiuta. E si compie nel corpo di una donna. Eva è l’inizio che in sé è già compiuto. Può solo straripare. Traboccare. E Adamo sa che non la può contenere, la può solo ospitare. Contemplare.

Raccolta, Eva raccoglie. Eva porta dentro di sé tutta la carne del mondo. Anche quella di Adamo. La sua costola non è andata perduta, ma si trova come effusa. Eva apre un varco nel suo corpo. Spazio generativo di ogni vita che chiede la luce. Un giorno anche il maschio vi entrerà. Sarà ospitato da quella costola diventata carne. La donna indica un inizio che non disperde, ma inizio che raccoglie. La donna si raccoglie. Raccogliendosi dà forma al proprio sé.

In quanto raccolta la donna si fa grembo. Grembo in cui si fa sua. Non riflesso di uno specchio altrui. Non ha bisogno di specchiarsi. E’ lei lo specchio. Non ha bisogno di dipendere né di far dipendere. La dona rompe ogni forma di dipendenza.  

Raccolta in sé, la donna è tutt’una con sé. E’ unita a sè.  Per questo può unirsi ad altro. Unirsi senza alterarsi. Nessuno la può portare via da lì dove è cominciata. Nessuno può portarla via da sé. Portarla a sé.  Ella è stata già portata. E laddove ella sta raccolta, là rimane. Il suo stare è un re-stare. Raccogliersi non è ripiegarsi. Non è un raccoglimento che ha la forma del ripiegamento. La donna non si ripiega. Sarebbe il doppio di sé. Come non vuole essere il doppione di un altro, allo stesso modo non vuole che altri siano il suo doppio.

Interiorità e intimità

Dove si trova raccolta? Dentro di sé. La donna è interiorità. Comincia dal di dentro, laddove nessun maschio mai la vedrà. Nasce dal di dentro. La costola che è stata tolta ora si apre. Un dentro che non si espande, ma che si effonde. Che si dilata abbracciando senza catturare ciò che sta nascendo.

L’interiorità è ciò che le permetterà di avere intimità. L’intimità è laddove ognuno è presso di sé con tutto se tesso. La donna ha la capacità di rendere intimo tutto ciò che tocca. L’intimità è il tocco dell’interiorità che redime l’esteriorità.  E’ dove le cose si nascondono per  rigenerarsi. Per non sciupare il segreto che le tiene in vita.  L’intimità è l’estasi dei luoghi ritrovati. E’ avere un nome prima di essere nominati. E’ avere un volto prima di essere guardati.