logo

E’ stato effettuato nei giorni scorsi, in occasione del solstizio d’estate, un nuovo sopralluogo sul sito dolmenico di Valle Spadella (scoperto dall’architetto Raffaele  Renzulli) a Monte Sant’Angelo. Il sopralluogo è stato curato dall’archeologo, Vittorio Mironti, in forza alla Sovrintendenza di Foggia e dall’operaio specializzato Paolo Gioia. Mironti, giovane ricercatore ed esperto di archeologia che collabora ormai da qualche anno con l’ente che ha sede nel capoluogo di provincia dauno, ha osservato il sito dolmenico di Valle Spadella in attesa che venga effettuata la campagna di scavi. Il sito dolmenico in questione, di notevole interesse storico-archeologico, è situato a ridosso del quartiere Galluccio sul versante sud-ovest dell’abitato di Monte Sant’Angelo, una città già sede di ben due siti Unesco e depositaria di un imponente patrimonio monumentale, artistico e paesaggistico. Mercoledì 24 giugno Mironti, Gioia e due agronomi provenienti dalla provincia Bat (Donato Bisceglia e Giuseppe Porro) hanno fatto la loro usuale ricognizione per la rituale campagne di scavi, muniti di macchinetta fotografica e video. La campagna di scavi partirà, con molta probabilità, il 13 luglio, la data prefissata dalla Regione Puglia che ha fornito anche il suo contributo in denaro (al progetto) ammontante a 7 mila euro. “Desideriamo che la campagna di scavi, che durerà circa 3 settimane, venga partecipata e sentita dalla popolazione locale in modo da promuovere e valorizzare quanto più possibile il patrimonio paesaggistico della Montagna del Sole e di Monte Sant’Angelo in particolare – ha dichiarato Vittorio Mironti al Giornale di Monte -. Per questo è nelle nostre intenzioni soggiornare a Monte Sant’Angelo per ben 3 settimane insieme ad una mezza dozzina di archeologi-ricercatori, come è accaduto nel passato in altre località del Gargano, sperando che il clima fresco della città micaelica favorisca il nostro lavoro che dovrà essere supportato dall’amministrazione comunale del Comune angiolino e dall’assessore competente Rosa Palomba. Il sito mi sembra abbastanza interessante – ha dichiarato Mironti – anche se vanno evidenziate alcune incongruenze causate dal fatto che il luogo ha subito varie trasformazioni nel corso dei secoli (a partire dall’età del Bronzo alla quale si fanno risalire i monumenti megalitici dolmenici di Monte) per tutta le epoche successive fino ad arrivare al secolo scorso, quando nei pressi del quartiere Galluccio (che prende nome dal menhir che ha la forma della cresta di un gallo) esistevano dei terrazzamenti adibiti a vigneti dai quali si ricavava il famoso vino bianco di Monte Sant’Angelo, Pagghijon. Il nostro lavoro sarà un lavoro di sintesi e mappatura (secondo il metodo Bradwood dall’ufficiale della Royal Air Force che negli anni 40 fece vedere le prime foto aeree del territorio dauno) del territorio sulla scorta delle indicazioni che ci sono state fornite dall’architetto Renzulli, che intuì la presenza dei dolmen e dei menhir in contrada Galluccio già nel 1997, quando comparve la prima foto di dolmen in territorio di Monte Sant’Angelo su una rivista scientifica di livello nazionale. Il sito poi con altre pubblicazioni uscite in questi anni ha assunto un rilievo e un’importanza internazionali grazie a facebook e ai social network ed anche grazie ad una pubblicazione (libro edito da Pacilli editore) firmata dall’architetto Raffaele Renzulli nel 2015 che raccoglie un po’ tutti gli articoli usciti sul quotidiano l’Attacco negli anni antecedenti al 2015. Di rilievo la presenza – dice Mironti – di alcuni marker territoriali, signacoli che conferiscono al sito dolmenico un’aura di autenticità che quasi nessuno più osa negare. Sarà nostro intento coinvolgere quanto più possibile la cittadinanza in un’iniziativa che va supportata integralmente -  aggiunge Mironti - affinchè raggiunga il risultato sperato”. Intanto mercoledì sera 24 giugno sono stati visibili i suggestivi allineamenti fra il menhir il Galluccio e si suoi gemelli, caratteristici dei solstizi e degli equinozi, un appuntamento che potrà diventare fisso per gli appassionati di archeoastronomia anche in vista della nascita di un parco archeologico.

Matteo Rinaldi