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Gargano, o mia terra!
Promontorio sacro e benedetto,
finalmente ti rivedo,
ancora il mio cuore si riempie
di gioia e riverenza antica.
Torno a vedere le tue rocce,
bianche e sante, 
che si slanciano in mare
come per bere,
bocca assetata.
Eccoci a Macchia
tra l'odore degli ulivi,
con il bacio del mare,
con il tenero abbraccio.
Rocce adorate, terre sudate,
eccomi a voi
per sentrivi parlare,
per avere da voi
col fruscio del pino,
con l'inchino del grano,
un dolce pensiero 
d'amore, di pace,
per vedere con voi
come nulla è cambiato,
come tutto rimane,
fortemente provato,
con gioia più grande,
nell'antica umiltà.
Forte Gargano,
sperone d'Italia,
terra di elci, di faggi,
di querce,
di aspre radure,
vergine ancora
ai mali del nord,
al lavoro che aliena,
al mito che uccide,
all'opera amara
di un mondo che muore,
che geme, che soffre,
che tende le mani
al cielo,
invano,
abbraccia i tuoi figli
in una stretta affettuosa
per dare coraggio
a chi bagna i tuoi sassi
con una stilla lucente
che riga le guance
arse dal sole,
rugate dal tempo
nel duro lavoro.
Terra selvaggia, madre
di figli orgogliosi,
riponi fiducia
in chi torna a vederti,
a darti il suo bacio
una volta soltanto,
magari, in un anno,
e dona la pace
a chi riporti nel grembo,
nel ventre materno,
come premio finale
di una vita sudata,
a chi torna alla terra,
stanco,
per sempre.
 
          Giuseppe Preziuso
(Monte Sant'Angelo, luglio 1972)