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Ecco un nuovo montanaro: Trinchella. Dopo la pensione era tornato al paese e ogni tanto gli piaceva bere ma non era un ubriacone. quando non capiva quello che gli accadeva attorno, per schiarirsi le idee, non trovava di meglio che bere un paio di bichieri di vino così.... 

Giugno 2020

     Quelle che accadono in questo paese del Gargano non sono sempre storie importanti, a volte si tratta di piccole beghe frutto di chissà quali strani ragionamenti o di ripicche del solito Trinchella che beve un paio di bicchieri di vino e si auto autoesclude dalla società.

     Ecco, siamo a Monte Sant'Angelo, una cittadina che tanti anni addietro, quando c'era un'altra civiltà, ha avuto i suoi allori. La volevano addirittura capoluogo della provincia Garganica e per gli strani casi della vita e della politica non se ne è fatto più niente. Dopo la guerra, la nuova civiltà ha portato via oltre il cinquanta per cento della gente e adesso, sempre più vecchia, isolata e abbandonata, si tiene in piedi grazie alla grotta santuario in cui dicono sia apparso l'Arcangelo Michele e grazie a un po' di gente che si è incocciata a voler vivere e morire da queste parti.

     Trinchella, uno dei tanti abitanti del paese, ora che era arrivato alla pensione si sentiva solo. Nannina aveva sopportato per tanti anni la sua cocciutaggine, la brutta abitudine di cercare impicci senza utile tirandosi addosso inimicizie e antipatie ma, da quando aveva preso l'abitudine di bere un poco di vino in più del tollerato, lo aveva mandato al diavolo, così si era ritrovato solo e con pochissimi amici. No... non era un ubriacone ma il vino gli apriva il cuore e il cervello così, quando non capiva qualcosa, per schiarirsi le idee non trovava di meglio che qualche buon bicchiere.    

     “Ci sono novità?”, aveva chiesto Cosimo appena seduto accanto all'amico Trinchella, sotto l'Arco la Piazza.

     “Novità? no... per me non ci sono novità, le solite cose” aveva risposto Trinchella, “guarda..., guarda quei pedoni e quell'auto”. Un'auto seguiva tre o quattro pedoni che passeggiavano lentamente nel bel mezzo della strada, si fermavano, ragionavano e ripartivano, loro avanti e l'auto dietro. Sembrava uno di quei funerali a cui si partecipa più per dovere che per il rispetto del morto e ognuno coglie l'occasione per chiacchierare con l'amico che non vede da tempo.

     Poi, d'un tratto: “E passa... passa” aveva gridato uno dei pedoni che si era girato infastidito, “avete finito di importunare i poveri pedoni” aveva aggiunto.

     L'automobilista non lo aveva neppure guardato e, fermata la macchina accanto al marciapiedi, aveva scaricato un paio di buste piene di frutta e alcune cassette d'acqua minerale davanti casa sua prima di ripartire.

     Il corso, che in alcuni punti è largo poco più che il passaggio di un'auto, si snoda dal belvedere fino al muretto di Matteo “U Russe e deve essere condiviso, come in tutti i paesi di montagna, tra residenti, pedoni, ragazzi che vanno a scuola, persone che stazionano permanentemente sopra i marciapiedi, bimbi che giocano e auto così, nelle fasce orarie di maggior affollamento, sono state istituite le zone pedonali cercando di garantire i diritti a tutti gli interessati, proprio come accade nelle città e nei paesi civili.

     Una soluzione andata avanti per decenni. Si era trovato il giusto equilibrio tra pedoni e automobilisti, commercianti e clienti, anziani e giovani, donne e bambini, residenti, dimoranti e turisti ma l'armistizio ogni tanto saltava perché qualcuno ne reclama l'uso esclusivo.

     Una volta, strana idea, avevano sigillato l'accesso seminando paletti di ferro impedendo l'accesso alle auto degli indisciplinati, a quelle delle forze dell'ordine, agli invalidi, alle ambulanze, alle emergenze e anche alle auto dei residenti.

     Trinchella, dopo un paio di bicchieri, aveva fatto presente che le strade non possono diventare imbuti senza uscita, “prima o poi ci scappa il morto” diceva, ma mica si può mai dar retta a un tizio il più delle volte alticcio e attento solo ai suoi interessi. Un giorno l'ambulanza, con un malato grave a bordo, era rimasta imbottigliata davanti a uno di questi dissuasori senza la possibilità di andare né avanti né indietro e anche i più riottosi si erano accorti che non si potevano chiudere le strade.

     “No... no, per quanto mi riguarda nessuna novità” aveva ripetuto Trinchella “mi divertono solo quelle telecamere e la sfilza di cartelli appesi agli accessi al corso. La legge dispone che i Comuni di grandi dimensioni posso istallare dispositivi di controllo elettronico per punire gli indisciplinati e quei “pedoni motorizzati” che passeggiano con le auto. Caro Cosimo, dopo due o tre anni di inutili discussioni anche tu avrai capito che non puoi rientrare a casa quando vuoi, dando fastidio  a gente che passeggia serenamente. Finalmente anche a Monte Sant'Angelo è arrivata la civiltà”

     “Scherza... scherza caro Trinchella” aveva riposto Cosimo, “ma ti sei reso conto che neppure tu puoi arrivare a casa tua? Se ti serve, questo è il modello per richiedere il permesso per circolare nella ZTL e nella APU. Le nuove regole entreranno in vigore dal prossimo primo giugno”.

     “Ma io, come ben sai, da cinquant'anni, entro in quella strada e parcheggio la macchina nell'atrio interno. Anche in altre vie l'accesso ai residenti è consentito, perché dovrebbero limitare l'accesso solo dove abito io?”.

      “Intanto per accedere in altre strade hanno autorizzato solo i residenti, per la tua non c'è alcun cartello” aveva risposto Cosimo, “sicuramente c'è dietro qualche intoppo, qualche fregatura. Ma.... forse esagero”.

     Che periodo strano, difficile. Da un po' di tempo, in paese, tutti mostravano i muscoli, una guerra sorda che incattivisce gli animi. 

     Un commissario prefettizio, nominato in occasione dello scioglimento del consiglio comunale per..., per... non ricordo il motivo, aveva spostato il capolinea degli autobus nella periferia adducendo strani motivi di sicurezza, ma si sa: gli autisti dei pullman non volevano entrare in paese perché trovavano sempre parcheggiate le automobile al capo linea; i pochi vigili avevano difficoltà a far rispettare i divieti, gli amministratori non riuscivano a trovare soluzioni alternative e allora... mandiamo i cittadini a prendere i pullman alla periferia del paese, in fondo sono quattro gatti. Così,  la società di trasporto aveva fatto i suoi interessi, i partiti avevano fatto finta di protestare con forza e, eletti i nuovi consiglieri, avevano trovato la soluzione di Salomone, un po' di partenza e arrivo in periferia e un po' dal centro con buona pace delle esigenze di sicurezza, gli automobilisti indisciplinati si erano appropriati di tutta la piazza e i cittadini erano costretti a scendere e salire dai pullman nel posto più sconveniente.

     E che dire della strada da san Giuseppe al monumento ai Caduti, il nuovo salotto della città.

     Avevano allogato sul piano stradale, restringendo la carreggiata, vasche da bagno e barchette per impedire alla auto di parcheggiare. Le auto, intanto, si fermavano in mezzo alla strada e il salotto sembrava un percorso a ostacoli per il divertimento dei bambini.

     Infine la ZTL e la APU, uno strumento per rendere più civile il  paese.

     “Ma su... non te la prendere, bella la ZTL e la APU; finalmente possiamo passeggiare senza correre il rischio di essere investiti dall'auto di qualche matto” aveva continuato Trinchella, “caro Cosimo, vestiti da turista e goditi il paese. Per così poco, è inutile protestare, presentare mozioni, cercare istituzioni a cui presentare le rimostranze, tanto non risponde nessuno. Vuoi arrivare a casa tua nelle ore di coprifuoco... metti i denti fuori e difenditi”.

     “Ah! ecco, ora ho capito” aveva risposto Cosimo sorridendo, “quelle telecamere e quella sequela di cartelli messi hanno reso questo paese più civile. Finalmente le auto degli invalidi, i mezzi dei vigili e quelli degli autorizzati, i mezzi adibiti a carico e scarico e i mezzi senza targhe possono, giustamente, transitare per il corso a tutte le ore ad eccezione dei residenti che pretendono di andare a comprare le seppie fuori orario, pretendono di rientrare a casa giusto quando il traffico è vietato. Non era meglio vietare la circolazione a quelli come te che, quando hanno bevuto qualche bicchiere di vino di troppo, cominciano a barcollare da una parte e dall'altra impedendo il passeggio agli astemi?”.

     “Ma che dici? Sempre a polemizzare. È sotto gli occhi di tutti il caos del traffico che c'è in città, qua non si capisce più niente. Questa è la soluzione più seria e utile per tutti i cittadini e l'Amministrazione ha migliorato la circolazione automobilistica, ha costruito i parcheggi per i turisti e per i residenti e ha reso più bella e vivibile questa nostra montagna” aveva replicato Trinchella, “cerca di vedere i lati positivi della questione, Finalmente qualcuno che si assume la responsabilità di prendere decisioni serie, non come a Mattinata e Manfredonia, credimi, l'ho visto io. Quelli hanno avuto la faccia tosta di autorizzare i residenti e i domiciliati ad arrivare a casa loro anche nelle ore di chiusura al traffico. Devono essere impazziti, e poi, non ci hai pensato, immagina le donne che tornano dal mare e che, nei loro pareo e vestitini succinti e trasparenti, dovranno attraversare il corso a piedi per tornare a casa loro. Già immagino lo spettacolo”.

     “Così, secondo l'autorevole punto di vista dell'emerito ubriacane il casino che c'è in questo paese è delle quattro famiglie che abitano lungo il corso. Vietato il transito ai residenti, dovrebbe funzionare tutto. Vuoi vedere che  la colpa di quello che accade in questo paese è mia. Caro Trinchella, continui a dimenticare che anche tu abiti lungo il corso. e poi, tu parli e parli, ma li conosci i diritti e le regole?”.

     “Le regole... i diritti di tutti... quando mai. Le regole sono fatte per tutelare i privilegi della maggioranza e, se la minoranza non è d'accordo può anche andarsene da un'altra parte. Così è caro Cosimo, scopa nuova, fruscio muovo. E a proposito di nuove regole!” aveva risposto Trinchella mentre il naso gli diventava sempre più rosso, “io ne ho parlato con il nostro amico Conte, quello da avvocato del popolo e profondo conoscitore di leggi e di politica, mi ha spiegato tutto e ti garantisco che avevo bevuto appena due o tre prosecco. Vedi, mi ha detto, ai sensi del DPR n. 250/99 sono stati emanate “Le linee guida sulla regolamentazione della circolazione stradale e segnaletica nelle zone a traffico limitato e il responsabile del settore sicurezza e demanio, in esecuzione della DGC n.68 del 24 febbraio 2019, ha emanato l'ordinanza n. 18 del 13 febbraio 2020 con oggetto: “Regolamentazione delle aree pedonali urbane con controllo automatico degli accessi” e, quindi....”.

     “Un momento, un momento, frena... fermo” lo aveva interrotto Cosimo, “io ho frequentato soltanto l'ultimo anno di liceo classico e ho difficoltà a seguire numeri, leggi, regolamenti e codicilli. Voglio sapere se i residenti posso scaricare moglie, figli e bagagli sotto casa o se, per portare la macchina nell'atrio di casa, devono pagare il pizzo”.

     “Ma che dici? Che c'entrano mogli, figli e bagagli sotto casa, atri interni che devono pagare, tu non sei sposato e non hai figli” aveva risposto Trinchella, “e non hai neppure la macchina e l'atrio, che ti importa di sapere se i residenti possono arrivare sotto casa. Pensa ai cazzi tuoi una volta tanto”.

     “E si... hai ragione, hai proprio ragione. È meglio arrivare al Belvedere, è l'ora giusta. Prendiamo un paio di spumantini e ci godiamo il mare, il tavoliere inondato dal sole e il tramonto, questi non ce li può togliere nessuno”.

     Così, Trinchella e Cosimo, a passo lento si erano diretti verso le panchine al belvedere e, raggiunto il chiosco, Trinchella aveva ordinato un paio di calici di prosecco.

     “È vero caro Cosimo” aveva commentato Trinchella colpito da un eccesso di sincerità “in tanti anni i cittadini non sono mai stati trattati come sudditi. I residenti, effettuate le operazioni di carico uscivano a passo d'uomo dalle zone riservate ai pedoni e il decoro e la civiltà del del corso era tutelato. L'opposizione, timidamente, sostiene che l'assessore non si è neppure accorto che i divieti e le restrizioni alla circolazione nel corso principale del paese hanno fatto soltanto male ai commercianti che ancora hanno il coraggio di avere un'attività in centro e ai residenti che tengono ancora le porte aperte, altri hanno chiesto al sindaco di revocare l'ordinanza e di autorizzare residenti e domiciliati a raggiungere le loro abitazioni e all'interno della maggioranza pare che vi fossero pareri diversi, ma in tutta questa discussione surreale, nessuno si è preoccupato dei diritti di una piccola minoranza di cittadini.

     Ma quelli imparano in fretta. Hai vistole vasche di fiori sulla strada tra il monumento e la chiesa di san Giuseppe? Non hanno pace. Buttate a ridosso del marciapiede, spostate da una parte e dall'altra, qualcuna si è già rotta e altre non si sa che fine hanno fatto. Possibile che un cittadino debba essere costretto a fare certe cose?

     A che serve mettersi a fare i Don Donchisciotte. Anche questi amministratori si sono chiusi dentro al convento e ci trattano come sudditi. Bene così, non dureranno in eterno, c'è sempre la speranza che arrivi gente capace di rispettare i diversi diritti della gente”.

     Aveva guardato il segnale luminoso che segnalava: APU attiva, e aveva continuato: “Sai, giusto per dire la mia, ho abbozzato una lettera al paese, la vuoi sentire?”. Cosimo aveva fatto cenno di si con la testa e Trinchella aveva cominciato a leggere:   

     “Egregio signor paese di Monte Sant’Angelo,

     la sua amministrazione ha messo il coprifuoco che vieta ad alcuni residenti per periodi del giorno di arrivare vicino casa con la macchina, di far scendere mogli, figli o scaricare merci, trattandoli come sudditi come ai tempi delle coppole e dei cappelli.

     Mi pare di ricordare che, quello che accade in questi tempi, non è mai accaduto negli ultimi cinquant'anni con le amministrazioni più strane. Nel rispetto delle leggi, io ho sempre utilizzato l'automobile con accortezza e parsimonia coma la quasi totalità dei residenti.

     Ho anche pensato di essere antipatico, in fondo è giusto che certi pedoni che occupano la sede stradale non vengano infastiditi dalle auto, specialmente quando sono in tre o quattro al centro della strada e si attardano a chiacchierare fermandosi e ripartendo come se fossero pecore alla pastura.

      Avevo anche pensato di protestare contro questa decisione, far presente che tratti alcuni cittadini come figli e altri come figliastri, ma ho riflettuto: E quando mai? E perché protestare?”.

      “Ecco i compagni di sventura” L'avvocato Conte aveva salutato i due amici con la mano al cielo, “vi vedo assorti e pensierosi. Di che diavolo state parlando?”.

     “Ascolta... ascolta. Trinchella ha avuto un attacco di nostalgia” aveva risposto Cosimo, stiamo parlando di APU, di sudditi e cittadini” e Trinchella aveva continuato:

     “Mi sentirei proprio fuori di posto ricorrere contro una decisione presa dai rappresentanti del popolo che si preoccupano della tranquillità di turisti che passeggiano per il corso, specialmente nelle ore di pranzo e la sera verso le undici o mezzanotte, in certi periodi ce ne sono anche sei o sette tutti assieme; che si preoccupano della incolumità dei pedoni e della civiltà di un paese dell'UNESCO. E poi, dove la mettiamo la dignità dei diritti, la dignità di cittadini.

     Vedi, cara Monte Sant'Angelo, se mi negano il diritto di raggiungere casa mia, mi sento semplicemente un suddito. Capisco bene che in tanti penseranno: e chi se ne frega, la tua protesta non vale niente: sono d'accordo con i tanti, così la penso anch'io.

     Con il dovuto rispetto, tanti saluti alle pietre”.

     “Bella lettera caro Trinchella, ma sempre fuori tempo. Si vede che hai bevuto poco. Quando l'altro giorno mi hai chiesto lumi sulle aree pedonali urbane e su quella tiritera delle telecamere e di segnali stradali non ricordi cosa ti avevo detto? Prima di parlare di diritti dei residenti, dei diritti dei possessori di atri interni, del divieto di chiedere soldi a quelli che hanno passaggi pedonali a raso, degli obblighi delle amministrazioni di garantire soluzioni alternative ai residenti e di tutti gli altri orpelli collegati alla ZTL e alla APU, ti ho riferito che l'amministrazione comunale prima di mettere tabelloni, istallare telecamere, di chiudere i residenti in gabbia, prima di vendere la pelle dell'orso, è necessario ammazzare il plantigrade. Ancora non c'è l'autorizzazione ministeriale. Mi viene da ridere. Vuoi vedere che il ministero dice di no a questa straordinaria organizzazione e questi, pensando di non perdere la faccia, continueranno ad accanirsi contro cittadini e sudditi?”.