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 Aristotele ammoniva affinchè la collera fosse sempre misurata e appropriata. Purtroppo sono in pochi i guidatori che osservano questa massima di Aristotele e frequentemente la guida di un veicolo diviene un momento di sfogo della rabbia repressa. Vivere oggi, soprattutto nelle metropoli urbane, non è affatto semplice: si va sempre di fretta, non si riesce mai ad essere in orario, il traffico e lo stress si appropriano del nostro sistema limbico creando un sequestro neurale che ci fa perdere il lume della ragione, ed ecco che la collera prende il sopravvento e la guida si trasforma in una serie di pericolose manovre poco razionali e controllate.

 Analizziamo con un esempio,   l’anatomia della collera:

1° ipotesi:  Immaginate che, mentre state percorrendo la superstrada, un’altra auto vi tagli pericolosamente la strada a distanza di pochi metri. Supponiamo che il vostro pensiero immediato sia “ Brutto figlio di puttana!”. Ai fini dell’evoluzione della vostra collera, è molto importante sapere se esso sia poi seguito da altri pensieri di risentimento e vendetta. “ Avrebbe  potuto venirmi addosso! Quel bastardo, non gliela farò passare liscia!” Mentre stringete la presa sul volante, le nocche delle mani vi diventano bianche. Il vostro corpo è pronto a combattere e restate lì tremanti, con la fronte imperlata di sudore, il cuore che batte forte e i muscoli del volto contratti in una smorfia. Vorreste ucciderlo, quel tizio. Immaginate ora che, avendo evitato per miracolo la collisione con lui, abbiate rallentato l’andatura e che proprio in quel momento un’auto dietro di voi si mette a strombazzare:   sareste sicuramente pronti a esplodere di collera anche contro questo secondo  automobilista. Meccanismi di questo tipo sono l’essenza dell’ipertensione, della guida spericolata e persino delle sparatorie sulle strade.

2° ipotesi:   Confrontiamo la sequenza appena descritta, nella quale la collera va gradualmente montando, con un atteggiamento mentale più indulgente nei confronti dell’automobilista che vi ha tagliato la strada:        “ Può darsi che non mi abbia visto, o che avesse qualche buona ragione  per guidare in modo così spericolato, forse stava portando qualcuno in ospedale”. Questo atteggiamento possibilista mitiga la collera  con la compassione, o per lo meno con una certa apertura mentale, e questo le impedisce di aumentare ulteriormente  diventando violenta.

Purtroppo l’atteggiamento che spesso assumiamo durante la guida è quello descritto nella 1° ipotesi.

 Ecco perché imparare a guidare comporta, oltra all’indispensabile conoscenza tecnica, anche un lavoro psicologico non indifferente, anzi forse è proprio questa fase la parte più complessa dell’imparare a gestire un veicolo al meglio.  Dobbiamo sapere gestire la nostra emotività per non trasformare l’auto in un arma pronta a sparare. Per questo ragazzi, non lasciate che la collera prendi il sopravvento, spingendovi  ad azioni spesso irreparabili.

Benjamin Franklin lo disse molto bene:” La collera non è mai senza ragione, ma raramente ne ha una buona”.