Nel 2016 si sono verificati in Italia 175.791 incidenti stradali con lesioni a persone che hanno provocato 3.283 morti e 249.175 feriti.

Considerati questi numeri da “guerre civili” è comprensibile immaginare   quanto sia importante l’educazione stradale e quanto pesi il ruolo sociale di un istruttore di guida che si appresta a formare nuovi conducenti.

Nei miei 21 anni di professione, ricoperti dal  duplice ruolo di insegnante-istruttore di guida, ho sempre mirato a privilegiare il mio ruolo educativo, anteponendolo all’aspetto commerciale legato per forza di cose alla gestione di un attività.

In virtù di ciò, ad ogni inizio corso mi pongo sempre la stessa domanda:” Perchè questi ragazzi hanno scelto di essere miei allievi? Che cosa pretendono da me, la patente di guida o imparare a guidare? “

Ecco, tutto ruota intorno a questa domanda “ Una scuola guida deve patentare o insegnare a guidare? “

A mio avviso, l’attività di autoscuola deve insegnare a guidare, fornendo agli allievi non solo tutte le informazioni necessarie per superare i quiz, ma soprattutto infondendo  nei nuovi conducenti la forma mentis del buon autista. Ciò comporta un grosso lavoro pedagogico affinchè il futuro autista divenga il destinatario di tutte quelle pratiche educative che vanno oltre l’aspetto prettamente tecnico della guida di un veicolo, in quanto dove non c’è igiene mentale, dove manca appunto la componente educativa, si annulla ogni processo formativo. E’ questo il compito di un insegnante, è questo ciò che ogni allievo deve pretendere dal proprio mentore.

Affinchè ciò avvenga è necessario che  un insegnante abbia una forte dose di empatia ( dal greco empatheia, “sentire dentro”),onde cogliere lo stato emozionale dei propri allievi e trasmettere in modo appropriato la disciplina, frutto dei suoi insegnamenti.

Un momento formativo decisivo per il futuro conducente è sicuramente il percorso di guida , dove mente e corpo  devono fondersi  in una serie di meccanismi psico-motori perfettamente coordinati, il tutto nella  consapevolezza  delle norme del codice della strada.  Questo percorso richiede esercizi costanti e durevoli nel tempo, a seconda dell’indole di ogni singolo allievo e comunque tenendo conto che il codice della strada prevede un percorso obbligatorio minimo di 6 ore dove vanno certificate guide urbane, notturne ed extraurbane.

Per concludere con la domanda posta nel titolo di questo mio articolo, ritengo che un allievo di scuola guida debba pretendere dal proprio insegnante di teoria  non solo delle misere informazioni necessarie per superare i test, bensì un progetto formativo molto  più ampio, che vada ben oltre la semplice trasposizione verbale di quanto scritto nei manuali ( questo ogni allievo può farlo autonomamente) ma soprattutto un allievo di scuola guida deve pretendere che il  proprio istruttore tenga conto durante gli esercizi di guida non solo delle difficoltà pratiche ma soprattutto di quelle emotive, che sicuramente  necessitano di un processo di apprendimento più lungo che va ben oltre le 6 ore di guida certificate obbligatorie previste dal codice della strada.

“ INSEGNARE CON EMPATIA VUOL DIRE SENTIRE DENTRO  I PROPRI ALLIEVI E FORMARLI IN QUANTO PERSONE  E NON IN QUANTO CLIENTI”