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(con questo articolo si conclude il percorso che abbiamo voluto offrire ai nostri lettori,  per meglio comprendere il sinodo. Grazie a don Domenico Facciorusso che ha curato questa rubrica, se volete leggere gli altri articoli cliccate su RACCONTIAMO IL SINODO)

“La fede deve radicarsi nella vita della gente”, ha detto il Papa durante la Messa a chiusura del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Ed è proprio attorno alla parola “inclusione” è ruotato il Sinodo che ha voluto affrontare “la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.

Nel mese di ottobre, oltre trecento esponenti di rilievo della Chiesa, tra cardinali, esperti e famiglie, hanno discusso di matrimonio e famiglia. In quest’ottica, la Relatio finalis, esprime proprio l’impegno solidale della Chiesa al fianco della famiglia. Si fa riferimento anche al ruolo della politica nel legiferare le leggi a sostegno del delicato compito sociale ed educativo degli sposi, e all’associazionismo famigliare. Diversi i temi attesi dai media ed affrontati con coraggio pastorale dai padri sinodali, come: le “unioni gay” e la “comunione ai divorziati risposati”. "Nei confronti delle famiglie che vivono l'esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa - scrivono i padri - ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”. In altre parole, padri chiedono di riservare "una specifica attenzione anche all'accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale”, ma che, circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. Rispetto, dunque, per le unioni gay, ma no al matrimonio.

La Relatio tocca anche (ma non in modo diretto) la questione dei sacramenti ai divorziati risposati. Si offrono i criteri fondamentali del discernimento delle situazioni dato che “la definizione divorziati risposati è troppo univoca, perché le situazione sono talmente diverse da doverle considerare da vicino in modo da discernere e accompagnare le situazioni”. Il documento finale, cioè, dà i criteri non solo per l'accesso ai sacramenti, ma anche per le situazioni che il catechismo della Chiesa cattolica chiama "irregolari". “Il  percorso  di  accompagnamento  e  discernimento  orienta  questi  fedeli  alla  presa  di coscienza  della  loro  situazione  davanti  a  Dio.  Il  colloquio  col  sacerdote,  in  foro interno,     concorre  alla  formazione  di  un  giudizio  corretto  su  ciò  che  ostacola  la possibilità  di  una  più  piena  partecipazione  alla  vita  della  Chiesa  e  sui  passi  che possono favorirla e farla crescere. Dato che nella stessa legge non c’è gradualità  questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità  del  Vangelo  proposte  dalla  Chiesa.  Perché  questo  avvenga,  vanno  garantite  le necessarie   condizioni   di   umiltà,   riservatezza,   amore   alla   Chiesa   e   al   suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa”.