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IL DON MILANI DELLE “ESPERIENZE PASTORALI” – A CINQUAN0’TANNI DALLA SUA MORTE. ATUALITA’ DI UN PRETE SCOMODO

Cinquant’anni fa moriva, a Firenze il 26 giugno 1967 a soli 44 anni, don Lorenzo Milani, spesso conosciuto più per la sua “Lettera ad un professoressa”, e poco invece come figura di pastore e prete immerso tra i poveri e gli ultimi delle zone in cui venne inviato come in esilio, autore di “Esperienze pastorali”.

Si tratta di un testo dove non solo il prete di Barbiana criticava il modo tradizionale di fare pastorale da parte della Chiesa, ma dove soprattutto esprimeva tutto il proprio dissenso politico, con un linguaggio provocatorio e dissacrante, come quando diceva che «La terra appartiene a chi ha il coraggio di coltivarla, le case coloniche appartengono a chi ha il coraggio di starci, il bestiame appartiene a chi ha il coraggio di ripulirgli ogni giorno la stalla…». Il suo cristianesimo sociale ispirato ai principi del vangelo gli faceva dire che bisognava «recuperare anche tutte le ricchezze che per secoli son partite dalla terra verso i salotti cittadini» e di «rendere queste ricchezze ai loro veri proprietari, trasformarle in bagni, sciacquoni, scuole, strade, trattori, canali», ma soprattutto in scuole. Per lui, infatti, «La scuola era il bene della classe operaia, la ricreazione la rovina; bisognava che i giovani con le buone o con le cattive capissero la differenza e si buttassero dalla parte giusta».

Per queste sue critiche il testo di Esperienze pastorali nel 1958 fu ritirato dal commercio e la lettura del libro ritenuta inopportuna. Eppure egli non voleva fare altro che incarnare il Vangelo nella sua carica profetica. Don Milani, in fondo è stato un mistico, come ha detto una volta Don Tonino Bello, era un “contemplattivo: uno che univa “azione e contemplazione”, secondo le indicazioni di un testo del filosofo francese J. Maritain. Don Milani era uno cioè che contemplava Dio nella carne dei poveri.

«Se vuoi trovare Dio e i poveri - scriveva - bisogna fermarsi in un posto e smettere di leggere e di studiare e occuparsi solo di far scuola ai ragazzi della età dell'obbligo e non un anno di più, oppure agli adulti, ma non una parola di più dell'eguaglianza e l'eguaglianza in questo momento dev'essere sulla III media. Tutto il di più è privilegio [...]. Quando avrai perso la testa, come l'ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. Ti toccherà trovarlo per forza perché non si può far scuola senza una fede sicura. E' una promessa del Signore contenuta nella parabola delle pecorelle, nella meraviglia di coloro che scoprono se stessi dopo morti amici e benefattori del Signore senza averlo nemmeno conosciuto. "Quello che avete fatto a questi piccoli ecc." E' inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non Dio [...]. Ti ritroverai credente senza nemmeno accorgertene».

Per questo rimase prete fino in fondo, e le sue lotte sociali le fece da prete convinto. Infatti, quando scrisse a Pipetta, il giovane comunista che gli diceva «se tutti preti fossero come Lei, allora …», così rispondeva: «il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perchè il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio signore crocifisso». Senza la croce non si capisce l’opera di don Milani.

Per tali motivi, ora si assiste ad una profonda rivalutazione di don Milani. Proprio Papa Francesco cita don Minai a piè sospinto e la Congregazione per la dottrina della fede fa sapere che oggi il provvedimento di condanna non ha più motivo di essere.

Il testo di “Esperienze pastorali” verrà presentato all’interno della VIII edizione del Maggio di Cultura cristiana organizzata dall’Ufficio per la pastorale della cultura della Diocesi di Manfredonia-Vieste-S. Giovanni Rotondo. L’incontro si terrà martedì 23 maggio alle ore 19.00 presso l’auditorium “Mons V. Vailati”. Il relatore sarà il prof. Giuseppe Dibisceglie, docente di Storia della Chiesa contemporanea presso la Facoltà Teologia Pugliese di Bari.