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 Festa della comunità e della socialità

(di M. Illiceto)

Parlare della Trinità, per chi crede, significa tentare di entrare nel cuore della vita divina. Nella sua più profonda intimità. E’ scoprire che Dio in sé non è solitudine, ma comunità di amore. La festa della Trinità è festa di Dio-Comunità, dove le tre persone divine sono in profonda relazione di comunione di amore tra di loro. Dio è relazione perché è amore (1 Gv 4,18). E dire che Dio è amore significa dire che Dio è eterna e reciproca donazione.

In questo senso Dio è alterità. Infatti l’amore non può amare se stesso, ma perché sia amore è necessario che ci sia  un Altro. Per questo ci vuole un “Tu”. Dio è dono che crea e che ospita, che abbraccia e accoglie, che fa essere e che lascia essere. Come dice S. Agostino nel De Trinitate, il Padre è l’Amante (Amans), Il Figlio è l’amato (Amatus) e lo Spirito è l’Amore (Amor), il che significa che l’uno si dona all’altro tramite un altro.

Infatti, il Padre ama il Figlio e il Figlio ama il Padre, da sempre, perché l’amore non ha tempo. L’amore è fatto per essere eterno. Non c’è fine nell’amore che ricomincia ad ogni dono. Non c’è morte laddove l’amore genera l’amato. In Dio l’amore non è un sentimento, una pulsione, un capriccio, ma una persona, una sostanza, una realtà  ontologica. Cioè a dire che in Dio l’amore è una necessità (libera necessità), perché è la sua stessa sostanza, la sua stessa essenza. Dio non può non amare, proprio perché è Trinità.

Questo amore è lo Spirito, cioè l’amore con cui Dio ama se stesso, l’amore con cui il Padre si dona al Figlio e il Figlio, rispondendo al dono del Padre, ama a sua volta ridonandosi al Padre. Lo Spirito è il Noi che tiene unito il Padre e il Figlio in una comunione fatta di infinita donazione. Di continua effusione e processione.

Ora questo Spirito, come dice Paolo, è stato riversato nei nostri cuori perchè la Trinità fosse in noi e noi in essa. E se è vero che siamo stati creati da Dio e siamo stati fatti a immagine di questa Trinità, vuol dire che siamo persone e non solo individui chiusi in noi stessi, ma in relazione. Nel libro della Genesi, uno dei testi più antichi si legge che ”Non è bene che l’uomo sia solo”. La Trinità si riflette nella coppia Adamo-Eva, vera icona della Trinità come ancora ci ricorda Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica Amoris laetitia. La coppia è comunità umana di amore da cui è generata ogni altra forma di comunità, da quella familiare a quella sociale. E così la Trinità è il modello di ogni forma di socialità.

Se siamo fatti dalla relazione e di relazione, allora siamo chiamati dall’amore ad amare. Si, perché noi siamo stati fatti per amare e per essere amati con questo stesso amore con il quale Dio ama se stesso. Per questo chi ama ha conosciuto Dio (1 Gv 4, 8). Nel De Trinitate, Agostino dice «Vedi Dio-Trinità, se vedi la carità!».

L'amore di Dio è un amore trinitario. Cioè un amore che è agape: un amore gratuito e oblativo e non un amore possessivo. Non è l'amore dell'Uno che si conserva e si trattiene, nè del Due che è scambio corrisposto, ma amore che si apre al Terzo. Amore che si espone, che si consegna ad una libertà che può anche negarlo. Per questo è un amore che genera, perché dona l’essere, lasciando essere.

Perciò festeggiare la Trinità è festeggiare la comunità. Ogni comunità: da quella della coppia a quella familiare, da quella educativa a quella sociale, da quella lavorativa a quella politica. Che sia un’occasione per riscoprire la nostra socialità, per tessere relazioni e legami profondi e duraturi, non fondati su capricci o su emozioni passeggere, ma sul valore che ciascuno, in quanto persona, è per sé e per l’altro. Dove la libertà di ciascuno sa farsi responsabile della libertà dell’altro. Per fare spazio alla reciprocità e  all’alterità, in modo da permettere a ciascuno di vedersi come persona e non come cosa, per amarci fino in fondo. Fino alla morte. Oltre la morte.

Chi crede nella Trinità  - primo luogo politico per eccellenza - diventa uomo che si prende cura degli altri, che sa condividere le proprie risorse, che sa fare comunione oltre ogni divisione, sa essere costruttore di comunità, lotta per la giustizia, non crea scarti, uomo inclusivo e accogliente, che non lascia fuori nessuno. Uomo del dono e anche uomo del perdono.