C’è una mafia fuori dalla mafia Di Michele Illiceto

La mafia non è solo un’organizzazione con le sue gerarchie, i suoi capi e i suoi affiliati. La mafia è anche uno stile di vita. Un modo in cui si  rivela la percezione che si ha di sé e degli altri, della vita e della morte, della propria città. La mafia è anche un modo di atteggiarsi. Un modo di abitare il proprio paese, di andare in giro con altezzosità e senso di impunità. Chi la scegli si sente potente, chi sceglie di combatterla, anche se a volte percepisce un senso di velata impotenza, si sente giusto.

C’è una mafia fuori della mafia, che nasce e cresce in quanti si sentono in diritto di prendersi tutto, anche la vita degli altri dopo aver reso banale e inutile la propria. La mafia è una proposta di vita che attecchisce in chi non ne ha avuto mai una propria, in chi vuole sentirsi protetto e forte senza mai aver avuto il coraggio di farsi da solo. Di guadagnarsi con la giusta fatica il proprio pezzo di pane.

C’è anche una mafia che è figlia dell’ignoranza, che non consiste tanto nella non conoscenza delle regole o della cultura con la C maiuscola, quanto piuttosto nella rinuncia ai grandi valori che sono propri della nostra cultura sia contadina che di mare. Due culture che hanno fatto questo Sud con la forza del sacrificio e del lavoro, con la rinuncia che non è rassegnazione, ma saggezza pratica, con la tradizione che non è conservazione, e con i valori familiari su cui si regge l’intero tessuto sociale delle nostre piccole comunità garganiche.

Il pregiudicato che a Cagnano Varano, in pieno centro, ha ucciso il carabiniere non lo ha fatto mentre stava compiendo un atto criminale, o perché stesse fuggendo da un inseguimento. Non lo ha fatto per salvarsi la vita o per difendersi o per mettere al riparo i suoi loschi affari. Omicidio senza giusto motivo. Non sappiamo se fosse un affiliato ala “Quarta mafia”, o se fosse soltanto un semplice cane sciolto.

Il delitto (che intenzionalmente doveva essere duplice) lo ha compiuto davanti a tutto il paese, davanti a coloro con i quali fino a qualche minuto prima stava discutendo forse anche di cose banali. Si è sentito messo sulla scena, quasi un eroe del nulla. Padrone della normalità si sentiva padrone anche dell’eccezionalità. E sta proprio qui il suo atteggiamento mafioso: si sentiva padrone di tutto, non solo delle cose e dei beni, ma anche della vita degli altri. Padrone del territorio e dell’intera comunità. Al di sopra della Legge. Anche della legge della vita.

Per questo andava in giro armato, come se fosse in pieno Far West, come se non ci fossero frontiere da rispettare, o confini che non si potessero valicare, o limiti oltre i quali non fosse consentito osare. Con la pistola in tasca era come se avesse tutto il paese nelle sue mani. Sarebbe bastato poco per sconfinare e tornarsene a casa come se nulla fosse.

Forse lo ha fatto anche per disprezzo, e non solo nei confronti di chi come i due carabinieri che erano lì per fare il proprio dovere di rappresentanti e garanti della Legge. Ha voluto lanciare un messaggio tipicamente “mafiogeno”, del tipo “Nessuno ha il diritto di indagare su di me, di chiedere informazioni su quello che faccio o non faccio Nessuno può porre un limite alla mia libertà, a quanto mi passa per la testa”.

Disprezzo della Legge e di chi  in quel momento la rappresentava. Solo che disprezzando la Legge il pregiudicato ha disprezzato l’intera comunità. Questo delitto, come tutti i delitti mafiosi, non è stato perpetrato  contro la persona, ma anche contro l’intera comunità. Si, perché uccidendo il carabiniere quest’uomo ha attentato alla vita di un intero paese.

Il carabiniere e il mafioso. Due storie diverse e lontane, ma anche parallele, che si sono incrociate. Due modi diversi di stimare la vita, se stessi e gli altri. Di intendere il lavoro e il modo di essere nella propria comunità. Due scelte di vita che ci stano davanti e di fronte alle quali siamo chiamati a scegliere. Ogni giorno. Nei piccoli gesti fatti di semplice quotidianità.

Ed è solo così che si può sconfiggere la mafia e la criminalità come stile di vita: non scegliendo di assumere nei nostri piccoli gesti quotidiani atteggiamenti mafiogeni. La mafia si combatte fuori dalla mafia e non solo contro. Ogni giorno dentro di noi e poi anche fuori di noi

(già pubblicato dall'Attacco il 16/04/2019)