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 Salvini ha paura di perdere voti e per vincere ecco che si rivolge alla Madonna e al rosario. Religione? Fede? No! Superstizione. Contro questo gesto di vera strumentalizzazione sono state tante le prese di posizione nel mondo cattolico, dall’attuale direttore di Civiltà Cattolica Antonio Spadaro fino al Segretario di Stato Pietro Parolin, passando per vescovi Angelo Bagnasco, Bruno Forte, Marcello Semeraro, Domenico Mogavero. Addirittura Famiglia Cristiana ha bollato come un feticcio il rosario impugnato da Salvini, parlando di sovranismo feticista. Cioè non si tratta di religiosità ma di vera e propria idolatria. Non si possono usare i si,boli e disprezzarne i contenuti. E il contenuto di tutto il rosario è la logica dell’amore e della fraternità. Non si possono cioè brandire i simboli religiosi di una fede e poi disprezzare con le scelte concrete i contenuti essenziali di quella fede. Ma quali sono stati gli errori di Salvini? Io ne individuerei tre di fondo.

Il primo errore di Salvini è di aver usato il rosario come simbolo religioso per legittimare il suo credo politico. Ma così facendo non ha fatto altro che buttarsi la zappa sui piedi, in quanto si è scelta una cattiva alleata: Maria di Nazaret. Non sa Salvini che Maria rappresenta tutti coloro che proprio la sua politica vorrebbe cacciare. Maria infatti era una extracomunitaria. Lo ha detto don Tonino Bello definendola “donna di frontiera”, la quale “non appena compare sullo scenario della salvezza,  già  la vediamo intenta a varcare confini. Se non proprio con i visti rilasciati dal ministero degli Esteri, deve subito vedersela con le tribolazioni che si accompagnano a ogni espatrio forzato. Come una emigrante qualsiasi del Meridione. Anzi, peggio. Perché non deve passare la frontiera per motivi di lavoro. Ma in cerca di asilo politico”.

In una omelia di Natale del 2017 Papa Francesco disse che “Maria e Giuseppe sono come i migranti di oggi in fuga dalla guerra, dalla miseria, da dittatori che li vogliono uccidere come il re Erode nella Palestina di duemila anni fa. Dovettero lasciare la loro gente, la loro casa, la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. Un tragitto per niente comodo né facile per una giovane coppia che stava per avere un bambino: si trovavano costretti a lasciare la loro terra”.

Il secondo errore di Salvini è di confondere la religione con la politica in una commistione che non rende giustizia né alla fede né alla politica. Se Salvini e tutti i pseudocattolici che gli vanno appresso avessero letto il Concilio Vaticano II avrebbero compreso che dalla fede non si può dedurre un partito o una politica. Questo perché la  religione e la fede sono affari del cuore e non sono circoscrivibili all’interno di una appartenenza politica. “La fede  -  ha detto in una intervista Padre Bartolomeo Sorge - è una vita, non è una adesione a una teoria o una filosofia”. Né tanto meno una ideologia.

Se è vero che la fede può ispirare una prassi politica (e pensiamo ai Don Sturzo, De Gasperi, A. Moro, G. La Pira, V. Bachelet), dando ad essa un codice etico di riferimento nelle scelte da fare, non è altrettanto vero che la politica possa pretendere di ergersi a espressione di fede.

Per questo motivo sbandierare simboli religiosi -  come sta facendo Salvini in questi giorni - per fare campagna elettorale è una mera strumentalizzazione che offende sia la fede che la politica. E non perché fede e politica debbano restare separate, ma perché il loro rapporto non è di asservimento dell’una all’altra, ma di reciproca distinzione e reciproco rispetto. E sia chiaro che avremmo provato la stessa indignazione se lo avessero fatto quelli di sinistra.

Come ha sottolineato nella medesima intervista Padre Sorge, “Come è vero che la Chiesa non può usare la politica per evangelizzare, per annunziare il Vangelo, è altrettanto vero che la politica non può strumentalizzare la fede per motivi politici. Questa è una acquisizione fondamentale del Concilio che ormai ha costruito la nuova coscienza dei cristiani di oggi”.

Quando la politica ricorre ai simboli religiosi snaturalizzandone la portata, allora vuol dire che quella politica ormai è vuota. E nell’era del vuoto della politica  è facile cadere nel tranello di una politica svuotata di contenuti. La eligione non può fare da stampella ad una politica inceppata su se stessa e intrisa di grandi contraddizioni.

Ma la questione è anche un’altra. Ed è qui il terzo errore di Salvini. Il centro di tutto il dibattito sta nel fatto che un cristiano non può essere leghista, in quanto la Lega è incompatibile con lo spirito del cristianesimo. Ambedue si attestano su posizioni che sono diametralmente opposte.

Infatti, se l’etica del cristiano si fonda sulla logica della prossimità e dell’inclusione, al contrario quella della Lega si radica sulla logica dell’esclusione e della discriminazione. Ad es., se si prende la parabola del Buon Samaritano si capisce che per un cristiano per poter aiutare qualcuno non è necessario che gli si chieda da dove viene o se se ha diritto ad essere soccorso. Prima lo si aiuta e poi, al limite, gli si chiede di rispondere dei suoi atti. Han ben detto Papa Francesco che la Chiesa è una locanda e un ospedale da campo che non chiude la porta a nessuno. Ed è proprio per questo che il Papa viene fischiato, perché va affermando quelle verità scomode del vangelo che a certi cattolici intransigenti e ultraconservatori non piacciono.

L’etica del cristiano è un’etica dell’alterità dove l’altro – ogni altro - è sacro in quanto riflette l’immagine di quel Dio che non ha volto ma che prende volto – come amava dire il filosofo E. Levinas - nel volto di ciascuno.  La Lega restringe la fraternità alla cerchia dei suoi adepti e dei suoi seguaci. Più che un partito mi sembra una setta che usa i simboli religiosi per fini elettorali. 

L’etica del cristiano si fonda sulla logica dell’ospitalità e della accoglienza, mentre quella della Lega si radica sulla logica del sospetto e della diffidenza. Nel vangelo di Matteo al capitolo 25 Gesù dice che egli alla fine dei tempi accoglierà tutti coloro che  a loro volta hanno ospitato chi era straniero, hanno visitato i carcerati, hanno dato da mangiare agli affamati, hanno vestito gli ignudi. Paradossalmente per aiutare qualcuno non c’è bisogno neanche di chiedere a quale religione appartiene o se ne professa una. Nel vangelo l’appartenenza religiosa e la professione della fede non sono mai motivo per essere discriminati. I leghisti e gli pseudocattolici bollano questi gesti di “buonismo”, senza sapere che il buonista non è colui che fa il bene per il bene, ma uno che fa il bene in modo ipocrita. Il buonista non darebbe mai la sua vita per i fratelli come invece ci insegna Gesù nel vangelo.

L’etica del cristiano, inoltre, si fonda sulla logica di una fraternità universale che non erige muri ma costruisce ponti, Quella della Lega, al contrario, fomenta una cultura del nemico che spesso viene creata ad hoc per essere usata allo scopo di cercare un capro espiatorio sul quale scaricare tutte quelle situazioni di emergenza le cui cause andrebbero trovate altrove. Per combattere questo clima di sospetto e di sfiducia, come dice Papa Francesco, “serve una nuova immaginazione sociale per trasformare la paura verso gli altri in carità”.

La fraternità per un cristiano non la si può ridurre al cerchio chiuso di una appartenenza nazionale. Non ha confini se non quello scritto sui volti di ogni uomo. Ma i volti non hanno geografie, significano di per sè. Uno degli slogan del cristiano è che “ogni uomo è mio fratello”, cioè che io sono responsabile di lui e delle sue disgrazie. Per cui ognuno non solo è chiamato a rispondere di sé, ma ancor più degli altri. Per il cristianesimo la responsabilità personale non è solo individuale, ma anche sociale. Lo diceva molto bene Don Milani quando affermava in maniera perentoria che “I problemi degli altri sono anche i miei. Uscirne da soli è avarizia, uscirne insieme è vera politica”.

Se volessi usare una metafora direi che per il cristiano gli uomini sono come dei punti attraverso i quali passano infinite rette, mentre per la Lega gli uomini sono come dei cerchi chiusi refrattari a qualsiasi attraversamento.

Insomma a Salvini e ai leghisti proporrei di sbandierare meno i rosari e di leggere e praticare di più la S. Scrittura, in particolare proporrei di leggere la Prima Lettera di Giovanni, specialmente dove sta scritto questo passo: “Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello” (1 Gv 4,20-21).