IL CANTO DELLA DIFFERENZA* di Michele Illiceto

 Maggio è tempo in cui si celebrano molti matrimoni. Una mia riflessione per chi si sposa ora e per chi è sposato da tempo.

Ciò che, amandoti, ho perso in me, io lo ritroverò in te. Lo ritroverò gra­zie a te. Come io, lasciandomi amare da te, ti restituirò a te, anche io sarò restituito da te a me. Ti restituirò quella parte di te che ho tenuto in custodia. Come tu farai con la mia.

Tu mi dirai chi sono. Me lo dirai sottovoce per non perdere il mio nome. Me lo dirai come nessuno me lo ha detto. Non mi di­rai “perché”, ma solo “chi”.

In quanto il mio “perché” ora è den­tro di te. Me lo racconterai piano piano, lentamente e senza alcu­na fretta. Abbiamo davanti a noi tutta la vita per farlo. E se lo fa­remo, la vita non ci stancherà, se saprà bussare al segreto del no­stro cuore. Non si stancherà di noi come noi di essa.

Rivelerai a me quella parte di me che io da solo non ho mai potuto incontrare. E io farò lo stesso per te. Ci toglieremo il ve­lo. Ci scopriremo nella nostra nudità. Qui attingeremo quella lu­minosità che l’universo intero ci invidia. Ci incontreremo per ri­comporci in quella unità che fa di me una metà di te e di te una metà di me. Due metà che, se in sé stesse sono interi, rispetto all’altra sono due parti di un intero spezzato. Finora siamo sta­ti frammenti da ricomporre, da ora in poi saremo anfore in cui raccoglierci.

Da dove sei venuta, io non so, perché là dov’eri io non ero, e dove sei tu, ora comincio ad essere anche tramite l’ospitalità che mi concedi. Senza alcuna pretesa. Senza nessuna offesa, ma solo con delicata e silenziosa sorpresa.

Tu non sei come me, eppure mi rendi come te. Nella tua diversità, tu dai forma alla mia iden­tità. Mi identifichi distinguendoti, e mi distingui identificandoti. La nostra reciproca differenza nell’unità ci raccoglie e ci supe­ra. Perché, come ha detto Adorno: «L’amore è la capacità di av­vertire il simile nel dissimile» (T. W. Adorno, Minima moralia, cit., p. 228).

Non sei ancora con me, eppure sei già dentro di me. E quan­do non lo sarai più, lo sarai ancora, perché avrai lasciato tracce indelebili che nessun oblio cancellerà. E io so da subito che ora che sei in me, sei già oltre me. Là già mi porti, aggiungendo spa­zio a spazio, tempo a tempo. La stessa, nella novità che mai si ripete, nella fedeltà che fa sì che tu mi rimanga ancora accanto.

Perché la novità sei tu che rimani la stessa, oltre ogni ritorno che mai rende uguale ciò che di diverso ricevo da te. E se ti per­derò, sarò dove non sei, per donarti la mia assenza, unico mo­do per renderti infinitamente presente. Per generarti al silenzio di quell’amore che tu, nella brevità del tempo, hai reso eterno.

Ci completeremo senza mai saziarci di ciò che ci doneremo. Ognuno darà all’altro ciò che ciascuno non può dare a sé da so­lo. Perché nessuno di noi due d’ora in poi sarà più solo, tranne quando ciascuno si ritirerà per preparare all’altro una dimora an­cora più bella.

Come due abissi ci abiteremo incrociando le nostre superfi­ci in una profondità che ci reggerà dall’alto in basso. Tu sarai tu e io sarò io. Senza più maschere, né recitazioni. Perché l’amore non è una scena in cui poter fingere.

     Spegneremo le luci perché saremo io e te le luci. Tu sa­rai lampada e io sarò olio. E dentro di noi anche il buio farà fe­sta perché ci consegnerà ciò che da sempre ha celato nel periodo delle nostre incomprensioni, perché non fosse sciupato nel tem­po dei nostri errori.

In nome della differenza saremo Due senza smettere di esse­re Uno, e saremo Uno senza mai smettere di essere Due. «Quan­do saremo due, saremo veglia e sonno, affonderemo nella stessa polpa, come il dente di latte e il suo secondo. Saremo due come sono le acque, le dolci e le salate, come i cieli, del giorno e della notte. Due come sono i piedi, gli occhi, i reni, come i tempi del battito, i colpi del respiro. Quando saremo due non avremo metà, saremo un due che non si può dividere con niente. Quando sare­mo due, nessuno sarà uno. Uno sarà l’uguale di nessuno, e l’uni­tà consisterà nel due. Quando saremo due, cambierà nome pure l’universo, diventerà diverso» (Erri De Luca).

*(tratto a M. Illiceto, Amore. Variazioni sul tema, Pacilli Editori, pp. 146-148)

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