ALLA RICERCA DELLA INTERIORITA’ PERDUTA Di M. Illiceto

Ci mancano molte cose. Ma più di tutte ci manca l'interiorità. Manca alla politica fatta di parole vuote e di giochi di potere. Manca alle relazioni che, diventare liquide,  non fanno in tempo a nascere che subito già finiscono. Manca all'educazione fatta di improvvisazioni e di giustapposizioni. Manca alla nostra socialità che si va sempre più atomizzando e scadendo in un narcisismo e cinismo ormai imperanti.

A volte manca alla stessa religione, ridotta a pratiche esteriori e a regole da rispettare. Manca al nostro saper stare da soli. Alle nostre decisioni e alle nostre scelte spesso dettate dall’emozione del momento o da ciò che ci pare utile solo a noi.

L'interiorità è silenzio, raccoglimento, ricerca e luogo per assaporare le cose senza mai violentarle. Luogo dove far affiorare le nostre fragilità senza vergognarcene o nasconderle. Luogo dove le bugie cadono perché non si può mentire alla voce della propria coscienza. E’ qui che comincia l’onestà, la correttezza e la tanto acclamata legalità. Luogo trasparente che sconfigge ogni ipocrisia. Logo etico ma anche spirituale dove comprendiamo che ciò che ci è dato non lo è per sempre e non lo è solo per noi.

Interiorità, luogo dove maturiamo il distacco da ciò che abbiamo e da ciò che siamo. Luogo dove i nostri volti prendono forma senza avere la smania di abbellirli e rifarli fino al punto da diventare ridicoli. Luogo dove i nostri corpi si ritirano per rinascere ancora da una carezza soltanto promessa. Qui maturiamo anche il senso della rinuncia che ci fa abbandonare ogni delirio di onnipotenza. Nell’interiorità maturiamo il tempo dell’attesa e ci spogliamo di ogni pretesa. Luogo dove la nostra libertà cerca di coniugarsi con l’esperienza della verità e della bellezza.

Non è puro selfcontrol o semplice benessere di tipo igienistico. Nè pura ginnastica dell’anima frutto di un psicologismo spicciolo. Non è introspezione intimistica per celebrarsi e autostimarsi. Né luogo in cui erigere difese contro gli attacchi del mondo esterno. Non è una dimora dove fermarsi per crogiolarsi nel proprio ego. Ma luogo in cui raccogliersi per poter spiccare meglio il volo come diceva il filosofo Mounier.

Non è luogo in cui tenersi, ma occasione per passare dal possesso al dono. Luogo di interrogazione e di domande vere, di riconciliazione con se stessi e con il mondo intero anche quando il mondo non lo merita. Qui troviamo la radice dei nostri veri desideri per non lasciarci schiavizzare dalla logica dell’avere e dell’apparire. Troviamo la forza per metterci in cammino, per rialzarci ogni giorno senza venderci né prostituirci al commercio di godimenti facili. Per avere quel giusto equilibrio che ci consenta di non montarci la testa né di vedere solo il negativo.

L’interiorità è luogo dove il dolore viene accettato perché fa parte della vita e l’amore non diventa incanto che idealizza persone fragili come noi. Qui capiamo che si può esistere senza il bisogno spasmodico ed ossessivo di essere visti, di mostrare tutto di se stessi. Perché è qui che troviamo uno sguardo vero e profondo. Lo sguardo nostro su noi stessi per stupirci di ciò che siamo e non permettere a niente e a nessuno di calpestare la nostra e altrui dignità.

E se qualcuno ha la fede ed è credente, l’interiorità è anche il luogo per inciampare in Dio. Per trascendersi ed elevarsi verso quell’Infinito cantato dai poeti e cercato dai filosofi. E scoprire che in fondo non sei solo. Non lo sei mai stato. E che come me nessuno lo è. Nulla è solo nell’universo fatto di molteplicità e unità. Scoprire che se anche molte volte la vita un senso non ce l’ha, come canta Vasco Rossi, in fondo il senso di ciò che siamo si nasconde proprio nel non senso che non ci basta.

Crollano i mondi, passano le stagioni. Ma un mondo non deve mai cadere: quello che ti porti dentro. E’ lì il punto su cui puoi far leva per rialzarsi e continuare a dire che vale la pensa vivere. Perché il mondo comincia da dentro ciascuno di noi. Come anche le nostre città. Ce lo portiamo dentro. Nelle nostre geografie. Le geografie del cuore. Qui non ci sono né confini né frontiere. Ma solo volti in continua migrazione. Volti da accogliere e da riconoscere. Volti da incontrare e ospitare. Volti da rialzare.

Buona interiorità  tutti!

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