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 Cari amici,

ho saputo che mi volete togliere dai muri della scuola. Se volete farlo, non vi preoccupate. Vi capisco. Neanche io mi piaccio! Infatti. sono orribile a guardare. Io non sono degno di ricevere la vostra attenzione. Come di me ha scritto il profeta Isaia, non ho apparenza né bellezza per attirare i vostri sguardi, non splendore per provare in me diletto. Che esempio potrei infatti dare ai vostri figli? Io sono un fallito e un perdente. Sono stato disprezzato e reietto dagli uomini.

Certo, sono un uomo esperto nel soffrire, uomo dei dolori che ben conosce il patire. Ma tutto questo non vi serve, perché tanto a voi la sofferenza fa ribrezzo e paura e quando arriva fate a gara a chi scappa via per primo. Oppure, nelle situazioni estreme, chiedete aiuto fino anche a resuscitare quel Dio nella quale in fondo non avete mai creduto.

Fate bene a togliermi dalla vostra vista perché io in fondo sono un verme e on uomo. Sono uno davanti al quale ci si copre la faccia, e di cui non si può avere alcuna stima. Io non insegno a vincere ma a perdere. Infatti chi viene dietro a me rischia di grosso: sarà odiato anche lui, perseguitato, cacciato via dalla sua città. Non avrà né case né proprietà, ma forse solo il canto libero della propria autenticità, la trasparenza genuina della propria verità, il terreno puro della sua interiorità.

Io sono un esempio di abbandono totale. Infatti, mi hanno abbandonato tutti e sono rimasto solo. Lo hanno fatto gli amici, tra i quali uno mi ha anche venduto per trenta denari. Anche il Padre mio mi ha per un attimo abbandonato. Anzi, è stato Lui a consegnarmi a voi. Ma io ho avuto il coraggio di trasformare il mio abbandono in occasione di dono, perché vi ho chiamato amici. E si sa per gli amici si è disposti a dare anche la propria vita. Ho trasformato il mio patire in un atto generativo, per darvi vita e ridare bellezza al vostro essere uomo e donna.

E quelli ai quali ho fatto del bene con miracoli e guarigioni, alla fine, durante il processo, si sono rivoltati contro di me, gridando “crocifiggilo!”. Maltrattato, mi sono lasciato umiliare. Ero come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte a dei tosatori impietosi. Non ho aperto mai bocca e nessuno si è mai afflitto per la mia sorte. Nessuno ha avuto pietà di me. Ma io li ho perdonati perché l’uomo e la sua dignità sono molto delle proprie azioni e dei propri errori.

In quel momento ho impersonato tutti i crocifissi della storia; quelli prima di me e quelli che sarebbero venuto dopo di me. Quei crocifissi che io proprio morendo su questo legno maledetto ho cercato di rialzare ma che voi producete con il vostro egoismo.

Quindi vi do ragione. Io sono proprio uno scandalo e un paradosso. Scandalo per alcuni e stoltezza per altri. E lo sono sia per una certa ragione che assolutizza se stessa sia per un certo tipo di fede che trasforma Dio in un dogma. Sono una blasfemia che offende i vostri ragionamenti e i vostri idoli. Sono scomodo e do fastidio.

Perciò fate bene a togliermi dai muri della vostra scuola perché la mia cattedra è molto diversa da quella dei vostri professori. La mia cattedra è pericolosa e corrompe i giovani, perché insegna una verità il cui unico banco di prova è l’amore.

Io non insegno la sapienza ideologica del mondo che tende a trasformare il sapere in potere, il cui fine è sempre quello di dominare e prevaricare. Io insegno la sapienza del cuore, che è spesso sapienza della debolezza che sa scendere dai piedistalli per non lasciare indietro nessuno. Insegno la logica dell’amore di chi ama per primo per generare all’amore anche chi dall’amore non è stato mai amato.

Perciò se volete togliermi dalla vostra vista, non vi preoccupate, non farete nulla di nuovo, visto che già una volta mi avete tolto di mezzo. Non me la prendo, state tranquilli, tanto ci sono abituato. Uno scrittore russo mi ha anche ridefinito come l’Idiota del vostro tempo.

E poi non c'era posto per me quando sono nato, figuratevi ora che sono appeso a questo legno maledetto. Sono abituato ad essere trattato come uno straniero. Infatti, con ingiusta sentenza sono stato condannato innocentemente fuori le mura. Apolide, sradicato, senza un luogo dove posare il capo. Un clochard. 

Certo volevo restare, ma solo perché volevo senza alcuna pretesa e umilmente insegnarvi a lottare contro ogni forma di potere. In primo luogo quello politico, come quello di Cesare e di Pilato che antepone gli interessi dei potenti e dei benestanti rispetto agli umili e a quelli non rappresentati da nessuno. Poi quello economico che sfrutta in nome del denaro la vita delle persone che hanno nel lavoro l’unica fonte di sostentamento. E infine vi volevo liberare dal potere più pericoloso che è quello religioso come quello del Sinedrio e dei Sommi sacerdoti che uccidono in nome di Dio.

Perciò tranquilli. Fate quello che volete. Siete liberi. E poi è stato sempre così. Questo è il vostro tempo. E io nel vostro tempo sono venuto a piedi nudi. Scalzo. Senza la mia regalità. Spoglio dei miei poteri. Perché il mio regno non è di questo mondo.

Volevo darvi un cuore nuovo perché vi amaste meglio e per costruire città solidali e pulite, ispirate alla fraternità, alla giustizia e alla carità. Perché nessuno restasse solo, ma ciascuno si sentisse parte di tutta la comunità.

Si sappia però che, anche se mi toglierete dai muri della scuola, mai mi toglierete dalla croce. Mai scenderò da questo luogo da dove ho amato tutti, anche chi non mi conosce e chi non ha creduto e non crede ancora in me. Me lo hanno chiesto anche quella volta quando sono stato sul Golgota. Quella richiesta è stata per me grande tentazione. La più grande di tutte. Ma ho resistito.

Non vi preoccupate perciò! Resisterò anche questa volta e andrò errando per altri luoghi. In fondo, non  mi interessa tanto essere appeso ai muri di qualche scuola, dove peraltro ero già ignorato da tempo, quanto piuttosto essere appeso nei vostri cuori.

E lì, se ci dovrò essere, lo deciderete solo voi.

Con affetto, il Vostro odiato crocifisso1